Il gesto
C'è un solo comando: ferrare. Spazio sulla tastiera, un clic, un tocco sullo schermo. Tutto il resto è aspettare il momento. Un'ombra si avvicina al galleggiante, sopra compare il nome del pesce e cominciano i tocchi: piccoli sobbalzi a intervalli regolari. All'ultima battuta il galleggiante va sotto davvero, e lì bisogna tirare.
La parte che mi piace è che il tempo tra un tocco e l'altro è costante. Vuol dire che l'affondata non va vista: va prevista. Chi reagisce e basta prende una «buona ferrata»; chi ha contato arriva nell'attimo giusto e prende la «ferrata perfetta», che vale il doppio dei punti di base.

Otto pesci, otto modi di bussare
L'alborella dà un tocco e parte. Il persico reale ne dà due, il cavedano tre. La trota fario mette una pausa in mezzo. Il coregone è una raffica di quattro tocchi veloci. Il salmerino alpino infila una finta, cioè un mezzo affondo che risale subito e che punisce chi ha il dito nervoso. La tinca è lentissima e fa aspettare un'intera battuta vuota. Il luccio comincia con la finta, giusto per mettere le cose in chiaro.
Si parte con tre specie e ne arriva una nuova a ogni livello, fino al sesto. Nei primi due livelli la striscia in alto mostra il ritmo in anticipo; più avanti la mostra solo per un pesce mai visto, poi tocca alla memoria.

Ferrare troppo presto costa quanto ferrare troppo tardi: un'esca. E le esche sono tre.
Come sale la difficoltà
In due modi insieme. I pesci bussano più in fretta, fino a quasi il quaranta per cento in più; e il galleggiante resta sotto per meno tempo, da mezzo secondo a poco più di un quarto. Ogni livello chiede un pesce in più del precedente. Verso il quinto o il sesto la reazione pura non basta più: o si conta, o si perde.
Il gioco però restituisce qualcosa: ogni cinque ferrate di fila torna un'esca, fino al massimo di tre. È una regola piccola, ma cambia il modo di giocare, perché rende preziosa la serie più dei punti del singolo pesce.
Sul telefono
Funziona bene in verticale e in orizzontale: tutto lo schermo è un tasto. In verticale il molo si stringe e il galleggiante resta comodo sotto il pollice. Il mio consiglio è accendere il suono: il tocco, la finta e l'affondata hanno tre note diverse, e a occhi socchiusi si gioca meglio che a occhi sgranati.
Cosa non va
Due cose. La prima: il suono è spento all'avvio, per rispetto di chi apre la pagina in ufficio, ma così molti non scopriranno mai che il gioco è pensato per l'orecchio. La seconda: una sessione giocata bene può allungarsi parecchio, e non c'è modo di salvare a metà. Se chiudi la pagina, il primato registrato è solo quello delle sessioni finite.
A chi lo consiglio
A chi ama i giochi di ritmo senza musica, e a chi cerca tre minuti di quiete con un po' di tensione dentro. Di livello in livello il sole sale sopra le creste: è l'unico segno del tempo che passa, e non serve altro.
- Comandi
- Un solo tasto: Spazio, clic o tocco
- Una sessione
- 3–6 minuti
- Mi piace
- Ogni pesce si riconosce a orecchio dopo tre o quattro incontri.
- Mi piace meno
- Senza suono si perde metà del piacere, e il suono parte spento.